
Nel 2014 iniziava la saga della svendita dell’Ex Dogana di San Lorenzo: Cassa Depositi e Prestiti cercava acquirenti per un’area enorme, in pieno centro. Si parlava allora di un centro commerciale – l’ennesimo e inutile centro commerciale – che, nel sottrarre a Roma un pezzo di città da destinare a servizi carenti (verde pubblico e aree per lo sport, anzitutto) avrebbe congestionato uno snodo già problematico.
Accantonata questa ipotesi, effettivamente irricevibile, i piazzisti della cosa pubblica in dismissione hanno trovato un nuovo acquirente a cui svendere la Dogana, la società olandese che sta costruendo in giro per il mondo i suoi “Student Hotel”, strutture ricettive un po’ studentato di lusso, un po’ hotel per turisti, con contorno di sostenibilità e pseudo servizi alla città (una piazza, una piscina privata aperta anche ai comuni mortali) per quel po’ di green e social washing.
Sdogana la città – Dossier 2014
Temporaneamente Ex-Dogana – un modello parassitario di costruzione di un brand e valorizzazione della proprietà in attesa della vendita
Pubblichiamo un articolo da La Libera (marzo 2017)
La Ex-Dogana di San Lorenzo
“Un grande movimento di merci, di mezzi di trasporto, di carretti trainati da cavalli e dai primi autocarri, persone molto affaccendate e vocianti, facchini, addetti all’imballaggio delle merci”. Questa era la Dogana di San Lorenzo, lo scalo ferroviario per le merci di Roma, costruita nel 1865. Oggi, con l’aggiunta del prefisso “ex”, lo spazio è al centro di un progetto di rigenerazione urbana che interessa molte altre aree ferroviarie e non, dismesse, a Roma. Il Piano Regolatore del 2008 ha sancito la possibilità di edificare, per riqualificare e valorizzare le aree ferroviarie: via i treni, spazio a centri commerciali, fitness, hotel di lusso, alberghi per studenti. Via i servizi, avanti la rendita immobiliare, l’urbanistica è diventata “moneta sonante”.
L’area di 23 mila mq dell’ex Dogana risulta ancora inserita tra gli immobili dello Stato sul sito del Demanio, classificata come patrimonio indisponibile.
Peccato che nel 2007 la Dogana è stata venduta dallo stato attraverso Fintecna, l’ente di Cassa Depositi e Prestiti, controllato al 100% dal ministero dell’economia, per attuare un piano di valorizzazione (leggasi fare cassa) di alcuni immobili della capitale. Fintecna Immobiliare ha venduto l’area, tra l’altro a un importo molto inferiore a quello di mercato, ad una cordata composta da Pirelli Re, Fingen e Gruppo Maire, riuniti in “Residenziale immobiliare 2004” SpA. Era questo il soggetto che avrebbe voluto realizzare nell’area un centro commerciale, residenze, uffici, e un supermercato Esselunga. Il progetto fu bloccato grazie alla mobilitazione “Sdogana la città” della Libera Repubblica di San Lorenzo che aveva elaborato una proposta alternativa per l’area, come per il quartiere, contenuta in un documento inviato all’Assessore all’Urbanistica, La Volontà di Sapere: uno spazio culturale, aperto e gratuito, per il quartiere e la città, all’insegna della solidarietà, del mutualismo, della cultura, dell’inclusione sociale, della memoria, del diritto alla città, della scuola, dell’assistenza.
Oggi il supermercato Esselunga ha aperto sulla Prenestina, e la Dogana è diventata un centro della movida romana, lungi dall’essere restituita al quartiere è diventata un supermercato dell’immateriale. Cassa Depositi e Prestiti sembra continuare ad affidare direttamente lo spazio a società che organizzano eventi, anche molto partecipati, ma infilati nello spazio come merce sullo scaffale. E mentre a Barcellona si scende in strada per protestare contro la trasformazione del suo patrimonio in hotel di lusso per turisti, a Roma si organizzano feste per celebrare la sottrazione di spazi di enorme pregio alla gestione pubblica della città (come quella che ha temporaneamente “riaperto” la ex Zecca dello Stato, dismessa nello stesso pacchetto della Dogana, ora proprietà dei cinesi, pronta a diventare albergo di lusso). Stessa sorte toccherà a molti altri immobili sparsi nella capitale, come l’antica stazione di Trastevere. Altro che rigenerazione urbana! Sembra chiaro chi decide sul futuro della città!
Nell’attesa che si definisca il suo destino, alla ex Dogana si susseguono regolarmente annunci di apertura e chiusura e poi di nuovo apertura di spazi, man mano che i vari soci entrano ed escono dalla gestione, oggi costituita in associazione culturale. Di certo si sa che adesso sull’area pende un nuovo progetto di costruzione di un nuovo tipo di albergo a Roma, un albergo per studenti. In un uno scenario di crisi e impoverimento delle nuove generazioni in cui i capisaldi tradizionali del lavoro stabile e della casa di proprietà hanno ceduto ad una flessibilità esistenziale strutturale, il futuro della speculazione immobiliare potrebbe essere proprio quello del mercato delle locazioni, con le mutate esigenze e le retoriche emergenti dell’housing sociale, “dell’abitare leggero”, a spesa, di nuovo e ancora, dell’affaticato quartiere San Lorenzo, sottoposto a forti pressioni demografiche, in carenza strutturale di spazi e servizi attrezzati. Chi pensava nella città che spremere gli studenti fosse un affare indiscusso, all’interno di un rapporto di forza tra privati, resterà deluso dalla consapevolezza che la gestione di questo mercato sarà affidata a grandi società multinazionali, professionisti dell’affitto temporaneo.
Insomma il modello ex Dogana si riconferma, con il nuovo progetto di ospitalità ibrida dello Student Hotel, il modello parassitario per eccellenza: sottrarre al pubblico per dare al privato, fare profitto con la cultura e con l’abitare, spremere il territorio, romperne il tessuto e la memoria, chiudendolo e rinominandolo, magari in inglese, (Guido Reni District, sic!), scimmiottando e trasformando in buzz-words le nostre parole, la nostra arte, le nostre storie, fatte di collaborazione, mutualismo, e autogoverno.
