L’unica cosa che mi viene da dire, da frequentatore del Nuovo Cinema Palazzo, è “non chiamatelo Cinema Palazzo”.
Il “Cinema” non era solo uno spazio culturale, era molto di più, soprattutto era qualcosa di diverso antropologicamente da un locale commerciale, da un’impresa economica. Il Nuovo Cinema Palazzo è nato e vissuto come atto conflittuale nei confronti delle politiche culturali e sociali, nei confronti di un’idea di politica e cultura che esclude la possibilità di costruire e sperimentare qualcosa di diverso dal fruibile, dal consumabile. Il profitto non era l’orizzonte né lo scopo della fatica e della passione che ci mettevano le compagne e i compagni che per anni lo hanno animato, rendendolo un luogo pieno di vita e di relazioni, snodo politico e culturale di questa città.
Città che, con le sue istituzioni, ha facilitato in tutti i modi la fine di quella anomalia, nel tentativo di rimuovere proprio il conflitto che portava.

Meglio gli amati “ragazzi” [rigorosamente al maschile]: giovani belli e puliti che facciano della cultura impresa. Un film carino e un regista impegnato, un apericena uova e avocado e una serata musicale. E linee di credito e sponsorizzazioni.
Giovinezza giovinezza è sempre trendy: dopo i ragazzi dell’America si affacciano ora “i ragazzi del Cinema Palazzo” a sciacallare una storia con cui non c’entrano proprio nulla.
