Cantieri del Possibile (2019-2020)

Nei mesi a cavallo tra il 2019 e il 2020 la Libera Repubblica di San Lorenzo ha promosso un lungo percorso di studio e condivisione di conoscenze, bisogni, idee a partire dalla volontà, manifestata dal Comune di Roma, di mettere mano alla vasta area compresa tra via dei Lucani, viale dello Scalo San Lorenzo, via dei Messaggi e via degli Anamari.

Da questo lavoro – a cui hanno partecipato cittadine e cittadini, spazi sociali, associazioni, tecnici, esercenti, commercianti e artigiani – è emersa l’esigenza di fermare ogni piano speculativo su un’area che deve essere destinata a verde e servizi.

Pubblichiamo alcuni dei materiali prodotti.

Cantieri del possibile è un’iniziativa della Libera Repubblica di San Lorenzo a cui hanno partecipato
Atletico San Lorenzo, La GRU – Germogli di Rinascita Urbana, Civico San Lorenzo, ANPI Circolo San Lorenzo, ESC Atelier, Communia Roma, Nuovo Cinema Palazzo, Grande Cocomero, Laboratorio San Lorenzo-DICEA Università di Roma “La Sapienza”, Babel, MEDU Medici per i Diritti Umani, PARSEC Cooperativa Sociale, Civico Zero onlus, Agricoltura 2.0, Contento Trade, No.Ma.De., AGIA-CIA – Confederazione Italiana Agricoltori

RELAZIONE  TECNICA

     Dove siamo

     Da anni chi scende lungo via dei Lucani si domanda cosa ci sia al di là di quel muro scrostato alto circa tre metri, che racchiude un’area vasta. Un cancello è affiancato dalla scritta “carrozzeria”, un altro riporta l’insegna “fabbrica di ombrelloni”, ma precisa con un cartello che si sono trasferiti altrove, un altro passo carrabile non ha alcuna indicazione, più giù si legge un “affittasi posti auto, box e magazzini” senza ulteriori indicazioni. Poco prima di arrivare allo Scalo San Lorenzo c’è il portone colorato di un locale dove si fa musica e il cancello dal quale si accedeva a quella che era diventata la centrale dello spaccio nel quartiere, dove è avvenuto lo stupro e l’omicidio della quindicenne Desirée Mariottini. La stessa cosa avviene se si percorre via degli Anamari. I soli locali accessibili e aperti a tutti sono quelli del centro sociale Communia su via Scalo San Lorenzo che sono stati occupati e recuperati nel 2013. Anche quello spazio, una ex concessionaria Piaggio, era abbandonato all’incuria e utilizzato come discarica, ci è voluto un gran lavoro per ripulirlo e trasformarlo in quello che è oggi. In quei locali si sono sviluppati progetti sociali, sportelli di consulenza ed è stata aperta un’aula studio, capace di ospitare 50 studenti.

     Dalla relazione fornita dall’Amministrazione sappiamo che l’intera area ospita 32.000 metri cubi di manufatti, molti inutilizzati e fatiscenti. A parte la piccola porzione di proprietà pubblica, le aree in questione sono di proprietà privata. È dunque dei proprietari la responsabilità di aver lasciato questo patrimonio in condizione di totale incuria e aver permesso che quell’area si trasformasse in un luogo nemico del quartiere.

     Da alcuni mesi a San Lorenzo sono in azione i volontari di Retake per combattere il “degrado”. In pratica cancellano dalle facciate dei palazzi scritte e murales, armati di pennelli e spugnette. Nulla si dice e si fa per recuperare i molti luoghi che versano in condizioni di abbandono e incuria totale, fino a quando non si riesce a ottenere una concessione per demolire e ricostruire, seguendo i dettami del Piano Casa regionale.

     È un quartiere che cambia: nella sua composizione sociale, con lo svuotamento delle attività artigianali e una costante modifica delle attività commerciali, cambia nelle forme dell’abitare, che si caratterizzano sempre più come residenza temporanea e che vengono proposte come “investimento”.

     Il cambiamento ha avuto un’accelerazione negli ultimi anni, i cittadini di San Lorenzo hanno così visto crescere palazzi negli spazi che il PRG individua come Ambiti del Progetto Urbano, in cui realizzare i servizi di cui si riconosceva la mancanza. L’aumento della pressione antropica, e quindi del consumo di spazio e di vivibilità, risulta così accresciuto, senza i servizi e gli standard conseguenti. Nell’Ambito Lucani, infatti, risulta già saturata la funzione residenziale, con miniappartamenti di lusso.

     Il territorio di San Lorenzo e il quadrante Lucani-Scalo in particolare, da anni risulta emblematico della transizione urbana e dei processi che la governano. I cittadini per ben due volte hanno partecipato attivamente ai percorsi istituzionali di elaborazione delle proposte per il Progetto Urbano, entrambi naufragati.

 La vita nel Quartiere

     Il quartiere si caratterizza per ricchezza sociale e agevola l’instaurarsi di relazioni di supporto che ne controbilanciano le criticità. Gli anziani, gli studenti fuori sede, le famiglie con figli piccoli, gli adolescenti, i nuovi immigrati, sono i soggetti che necessitano di una rete di supporto maggiore per far fronte al rischio di sviluppare problemi di varia natura e entità.  

   Molti cittadini sono impegnati a costruire una comunità solidale e una vivibilità attenta ai bisogni di quanti abitano o attraversano questo territorio di giorno e di notte. In un periodo in cui le risorse al welfare sono state ridotte al minimo è prioritaria la necessità di potenziare e sostenere le risorse, di canalizzarle e organizzarle in una rete integrata di servizi.

      La gentrificazione, legalizzata dalle normative della rigenerazione urbana, edifica per la residenza temporanea mentre una miriade di attività commerciali aprono/chiudono, incidendo anche sulla Movida. I piccoli imprenditori lamentano una progressiva desertificazione commerciale che richiederebbe un radicale ripensamento della vivibilità di San Lorenzo.

     La struttura sociale del quartiere ne è risultata modificata attraverso una lenta e costante immissione di nuovi soggetti, turisti, studenti benestanti, aspiranti artisti. 

Le pizzerie e i bar, da sempre luogo d’incontro per famiglie e studenti, sono sostituite da attività commerciali di somministrazione veloce, alcolica e non, e attirano utenti sempre più giovani.

    Anche il gioco che si acquista e causa dipendenza è sempre più diffuso negli spazi attraversati quotidianamente e si configura come una delle attività più redditizie.                   

    Nuove forme di “resistenza sociale” hanno occupato spazi per sottrarli a investimenti poco trasparenti, favorito il confronto tra le diverse culture, realizzato servizi per gli universitari (a cui la Sapienza sembra in grado di offrire solo nuove aule espandendosi nel quartiere), costruito percorsi di cooperazione e di analisi dei modi di vivere la città e di governare i cambiamenti. Le esperienze di Communia, di ESC e del Nuovo Cinema Palazzo, da anni hanno riutilizzato creativamente porzioni abbandonate, realizzando spazi e opportunità soprattutto per i tanti giovani che l’Università richiama.

     Nel quartiere si riscontra una sufficiente quantità di servizi per la fase della vita che ruota intorno alla nascita di un figlio, mentre per la fascia d’età che va dagli 11 ai 19 anni è totale la mancanza di spazi pubblici per attività aggregative ed espressive. I giovani adulti (così numerosi a San Lorenzo e nelle zone limitrofe) possono usufruire di varie opportunità culturali autoprodotte e autogestite negli “spazi sociali”.

Due centri anziani offrono diverse attività, ma risulta carente l’integrazione intergenerazionale.

Gli spazi verdi utilizzabili sono pochi e non consentono la soddisfazione di una richiesta che da anni viene dagli abitanti del quartiere, molti spazi pubblici sono stati abusivamente utilizzati a fini privati.

In questo quartiere è nata La Libera Repubblica di San Lorenzo, che ha messo in piedi forme di resistenza a chi vorrebbe un quartiere fatto di casinò, miniappartamenti, compro-oro, agenzie immobiliari e tanti locali per bere.

Residenti e avventori, studenti fuorisede e commercianti, comitati e associazioni hanno di deciso di unire le competenze, mettere a disposizione le risorse, connettere luoghi e percorsi di socialità, di cultura, di scambio. Si è riusciti a creare relazioni, generare partecipazione, per cambiare i modelli della cultura e della socialità a San Lorenzo, restituire spazi di aggregazione, per garantire il diritto alla salute, da gestire collettivamente per rispondere a bisogni reali del quartiere. Con il fine di interrogare e intervenire sul concetto dominante di divertimento, dare spazio allo sport, ai luoghi per i bambini.

L’Amministrazione chiama e il Quartiere risponde

L’estate era appena finita quando l’Amministrazione comunale ha pubblicato un invito a presentare proposte preliminari che fossero “Manifestazioni di interesse” al Programma di Rigenerazione Urbana a San Lorenzo, nell’area su via dei Lucani, un ambito urbano abbandonato da anni, diventato luogo di spaccio e teatro dell’omicidio di una adolescente. L’invito si rivolgeva a investitori, operatori, progettisti organizzati in gruppo. 

Ci siamo sentiti subito coinvolti. La Libera Repubblica di San Lorenzo da anni lavora nel quartiere, immaginando e realizzando alternative all’abbandono di spazi e alla trasformazione del quartiere in un luogo ostile per i suoi abitanti. Lo fa costruendo percorsi di scambio e solidarietà fra diversi, secondo principi di sostenibilità, fruibilità e accessibilità per ognuno, con pratiche mutualistiche e di cooperazione.

Il percorso iniziato a settembre 2019 si è svolto con decine e decine di assemblee allargate a tutto il quartiere e ha visto crescere continuamente il numero dei partecipanti impegnati nell’elaborare la proposta, con la volontà di trovare spazio per tutti e mettere insieme le diverse competenze e sensibilità.

L’idea guida è stata la convinzione che quell’area dovesse rappresentare un risarcimento per il quartiere, da sempre privato di aree verdi e di servizi. Servono servizi di qualità, rivolti a chi vive a San Lorenzo, ma anche a chi lo attraversa per studio o per lavoro. La volontà espressa dall’assemblea settimanale è stata di fare di quello spazio abbandonato un luogo vivo dalla mattina alla sera, curato da chi lo frequenterà e da chi troverà lì la sede per le proprie attività.

Quello che è apparso chiaro andando avanti nel lavoro è stata la consapevolezza che solo lo scambio e la condivisione di responsabilità avrebbe consentito di far funzionare il “nostro parco attrezzato”.

La volontà di tutti e tutte è stata quella di pensare a un’area verde, all’interno della quale potessero trovare spazio i servizi individuati: la piscina, lo spazio polivalente destinato alle attività culturali e di svago, i laboratori artigianali, lo spazio sociale già presente nell’area e alcuni locali per le tante associazioni che hanno aderito al lavoro della Libera Repubblica di San Lorenzo.

Il contributo del Laboratorio DICEA della Facoltà di Ingegneria di Sapienza è stato finalizzato alla definizione del verde e della rivitalizzazione dello spazio pubblico, attraverso progetti relativamente a basso costo, di dimensioni variabili e che possano creare un impatto positivo immediato e catalizzare miglioramenti a lungo termine. Nello spazio pubblico ipotizzato si potranno distribuire quelle funzioni sociali individuate dalla cittadinanza come necessarie, localizzandole in una serie di strutture modulari, trasformabili per dimensioni e tipologia. 

Accanto a loro alcuni giovani della confederazione agricoltori e altri imprenditori del settore, hanno ipotizzato coltivazioni urbane. Le metropoli sono simili a un organismo che, nel suo processo di crescita economica, ingurgita risorse alimentari ed energetiche, eliminando prodotti di scarto. L’agricoltura metropolitana e l’orticoltura urbana, allora, possono concretamente contribuire a questo metabolismo urbano, producendo direttamente il cibo per sfamare la città, invece che alimentare il divario tra territori rurali “produttori” e territori urbani “consumatori”.

Un’agricoltura multifunzionale deve associare al modello produttivo incentrato sulla produzione colturale, anche servizi di tipo “ecosistemico” e/o a sfondo sociale, integrati nelle stesse politiche pubbliche di sviluppo urbano. Si tratta di prevedere un allargamento pianificato delle aree verdi e ortive funzionali alla costruzione di corridoi ecologici per favorire e promuovere la biodiversità e a contrastare il consumo di suolo ad uso prevalentemente edilizio con la conseguente massiccia impermeabilizzazione. 

Inizialmente potrebbe essere finanziata attraverso crowdfunding, per poi far evolvere il progetto in un vero e proprio business, immaginando anche di potersi ampliare con altri progetti di agricoltura urbana. 

L’attività si potrebbe sostenere vendendo direttamente il cibo coltivato e/o consumandolo in loco. Potrebbero essere anche organizzati laboratori legati al giardinaggio e all’agricoltura, costruendo un vero modello economico alternativo.

La possibilità di un’isola 

La proposta progettuale per la realizzazione dell’Isola di Via dei Lucani assume senso veramente completo per la comunità di San Lorenzo soprattutto se valutata in un’ottica che tenga conto degli adolescenti e dei giovani adulti, anche quelli con fragilità o connesse a disabilità.

Garantire l’accessibilità degli adolescenti e dei giovani adulti alle diverse attività che costituiscono la proposta progettuale, favorirebbe l’acquisizione di competenze tecniche o artistiche e la costruzione di una rete di relazioni che, a sua volta, contribuirebbe ad accrescere la stima di sé, la curiosità, il senso critico, la creatività, lo humour.

Ragionando in termini di Resilienza, la proposta rappresenta una enorme risorsa potenziale per la popolazione di San Lorenzo: una comunità accogliente, una rete di attività e funzioni, che consenta di esprimersi, di giocare o lavorare. Un luogo nuovo in cui realizzare progetti concreti, assumersi delle responsabilità, partecipare attivamente, avere iniziativa; dove riconoscere e valorizzare le proprie attitudini e acquisire competenze, dove dare senso al proprio percorso di accrescimento e alimentare la stima di sé; dove esprimere la propria creatività attraverso l’arte e il gioco. 

[Le diverse attività possono inoltre costituire alcuni dei tasselli fondamentali nell’ambito degli indispensabili percorsi di autonomia dei ragazzi con disabilità.  Non so se lo terrei, Gigl.]

Contribuire allo sviluppo di un quartiere in cui per la popolazione più giovane siano accessibili ampi spazi verdi da vivere e di cui prendersi cura, ove siano attivi laboratori creativi ed educativi, in cui sia possibile la crescita di competenze, lo scambio culturale, l’interazione con una comunità adulta aperta e positiva con cui rapportarsi e da prendere a riferimento, rappresenta l’unica realistica azione di contrasto alla diffusione di dipendenze e di desertificazione culturale.

Lo sport popolare

Nel pensare la struttura degli spazi verdi a San Lorenzo abbiamo valutato di cruciale importanza la possibilità di svolgere agevolmente attività motorie a diversi livelli, dal più ludico fino allo sport agonistico.

I benefici che lo sport comporta sul piano psico-fisico individuale sono noti ma a noi interessa soprattutto il suo potenziale sociale. Grazie all’attivismo dei volontari che danno vita al progetto Atletico è stato possibile rivitalizzare l’impianto sportivo esistente, gestito dalla Fondazione Cavalieri di Colombo in Via dei Sabelli. Pur trattandosi di spazi a gestione privata, la presenza costante di amanti dello sport ha portato ad un accordo che permette in certe fasce orarie l’uso dello spazio da parte di tutti i cittadini del quartiere. La nostra volontà è di estendere la fascia di età che possa svolgere attività fisica con la filosofia dell’Atletico. Sarà necessario dotare il quartiere di piccoli campi in grado di ospitare manifestazioni sportive di basket, incontri di boxe e simili. 

L’altra attrezzatura di cui San Lorenzo è carente è una piscina pubblica. Un tale impianto era previsto nella zona tra via dei Dalmati e Via dei Lollis, dove però sono stati rinvenuti importanti reperti archeologici che impongono di destinare quello spazio a verde pubblico con vocazione didattica (Parco Archeologico). Per la piscina qui proposta si prevede un impianto di dimensioni contenute in quanto non sarà necessario ospitare gare federali e in quanto un impianto dimensionato per eccesso comporterebbe costi di gestione elevati.