Siamo Palazzo, leggi il progetto

di Fernando Maggio



È un algoritmo che mi mette in connessione con la novità attorno al cinema Palazzo. Un post mi rimanda a un sito con lo stesso nome e stessa grafica. In ogni pagina una foto carica di effetti è accompagnata da poche righe di testo che giocano con il costrutto “siamo… vorremmo…”.
Si capisce che si tratta proprio di quel cinema, sono evocati termini/concetti/pratiche dello spazio comune che fu. Il siamo è più astratto, non si capisce chi c’è dietro, ma poco importa. Il file contenente il progetto non offre altre informazioni all’evocativo che è stato già presentato. Solo una certezza: sarà un locale che nasce dallo sgombero della precedente gestione che aveva la pretesa di essere assembleare, accessibile a chiunque e con processi decisionali orizzontali

Sgombero che pone sì fine a quell’esperienza chiamata Nuovo cinema Palazzo, ma l’eccedenza scaturita in quasi 10 anni di gestione collettiva permette alla memoria di sopravvivere all’assenza fisica tanto che, mancando il Nuovo cinema Palazzo come l’aria, c’è chi, arbitrariamente e autoeleggendosi cittadinanza, si propone – si legge – di “recuperare in modo ufficiale e definitivo l’identità culturale del posto”, che per loro è quella di “uno spazio multiartistico e polifunzionale, un nuovo polo aggregativo nel quartiere”.

Non capisco affatto cosa si voglia recuperare con un progetto che furbescamente prova a unirsi al precedente canto corale senza conoscerne il testo, progetto che già nelle premesse è qualcosa di diverso, differente e persino distante da quel che c’era prima. Che di sicuro non era né multiartistico né polifunzionale. Era (un luogo del) Comune. La versatilità dello spazio non risiede nella mera possibilità cangiante dell’allestimento interno bensì nel metodo di conduzione e gestione. Uno spazio di per sé non è niente se non una delimitazione del circostante. Lo spazio prendeva la forma della moltitudine che lo gestiva e si dava per la cosa specifica: creava il luogo e lo abitava. Non necessariamente lo spazio fisico manifestava cambiamenti. Nonostante ciò era sempre un luogo diverso, materialmente.
Il volume di interconnessioni tra individui, classi sociali, gruppi vari, è causa-conseguenza-ancora causa della ricchezza, eterogeneità, transdisciplinarità del nuovo cinema palazzo.

Prima del recupero identitario c’è l’opera di riqualificazione che “vuole mantenere l’identità dello spazio, garantendo che la sua storia e il suo significato sociale e culturale rimangano intatti nel tessuto urbano. Rispettando – segue – ”le Norme Tecniche di Attuazione stabilite dal Piano Regolatore Generale di Roma Capitale, delibera di approvazione del Consiglio Comunale n.18 del 12 febbraio 2008”.
Nonostante il piano regolatore sia datato 2008, di pre-esistenze strutturali ad aprile 2011 ve ne sono ben poche dato che l’interno del cinema palazzo contiene una sua copia ridotta in termini di volume, realizzata con una meravigliosa opera in cartongesso e pavimento flottante: non si vedono più le mura, si sono ricavate altre stanze, bagni e persino qualche finestra. Dietro al cartongesso si nasconde un groviglio di cavi, condotti di ventilazione, scaldabagni, tubi e quant’altro; dietro a tutto prima del soffitto sopra il palco è nascosta la graticcia quale unica eredità del teatro Palazzo seppellita con le successive trasformazioni. Insomma, non esiste una identità architettonica dello spazio, se ci fosse stato qualcosa da preservare andava fatto prima, prima dell’occupazione.

La trasformazione complessiva del quartiere di San Lorenzo è quel che interessava e interessa l’amministrazione, la politica rappresentativa, i settori imprenditoriali. È in questo quadro che nasce la speculazione attorno al cinema Palazzo con il progetto casinò: al proprietario non importa cosa ci sia basta che frutti rendita, la società affittuaria ha dei permessi per una generica ristrutturazione, la politica sta lottizzando San Lorenzo e non ha tempo per guardare da vicino, gli uffici tecnici del municipio approvano infischiandosene del piano regolatore. Che si sarebbe aperta una sala V.L.T. (acronimo incolore per dire casinò) è l’irruzione moltitudinaria a scoprirlo, con conseguente scaricabarile delle responsabilità tra tecnici e politici eletti/nominati, tra non sapevo e carte scomparse.

“Saremo Teatro” – rigorosamente con la lettera maiuscola – è uno dei primi cartelli comparsi all’interno del cinema liberato; un auspicio, una rotta per l’a-venire perché di teatro/cinema non aveva più nulla e si presentava freddo, asettico, con bianchissime luci al neon sempre accese a coprire tutto il carton-soffitto. Quel che si mette in moto ri/scopre quel che è stato il cinema di seconda visione in un quartiere popolare come quello di San Lorenzo dove era una festa solo entrarci e per i più disparati motivi che andavano dall’ovvio, vedere il film, all’andare in bagno, al ripararsi dal freddo, incontrare gente, chiacchierare, etc etc. La gioia era nell’accessibilità; il successo (del posto) al senso di proprietà comune e condivisa che star li dentro suscitava. La presunta identità, se mai ve ne fosse una, si è basata proprio su questo: accessibilità, condivisione, proprietà comune.
Ma non è identità, è proprio il progetto del Nuovo cinema Palazzo. Era.
“Nel 2020 il Nuovo Cinema Palazzo viene sgomberato e si pone fine alla preziosa esperienza. In seguito a questo evento, la struttura cade in uno stato di abbandono per quasi quattro anni.” L’evento, il caso che incontra l’opportunità! E tra le infinite possibilità, il caso è rappresentato dalla (non-) firma della presidente del secondo municipio; firma ripetutamente promessa di persona e mai mantenuta nei fatti, con la quale avrebbe concesso l’O.S.P. sulla parte di piazza che costeggia il cinema; lì dove c’era uno spazio urbano libero da macchine parcheggiate, delle sedute, delle piante-fiori-alberi, una scacchiera gigante sull’asfalto, la possibilità per tutti e tutte di scorrazzare liberamente senza macchine, l’unico pezzo di asfalto e piante di San Lorenzo accogliente e pulito. Ed è solo una parte del tutto.

Gli ultimi mesi di vita del Nuovo cinema Palazzo vedono la proprietà, attraverso il suo rappresentante tutto/fare, incarognirsi e insistere sullo sgombero. La campagna contro il cinema liberato in piazza dei Sanniti 9/A si fa sempre più serrata utilizzando qualunque mezzo: giornalisti compiacenti pronti a far illazioni o attaccare pretestuosamente chi tra i volti più o meno noti si trova a vivere il Nuovo cinema Palazzo, denunce di falsi incendi all’interno, lucchetti all’esterno delle porte incurante della presenza di persone all’interno, vigili urbani che con solerzia inaudita rispondono comandi! per qualunque richiesta di intervento fatta dal tuttofare, causando di fatto una serie di multe ai residenti del quartiere e uno scempio di fiori piante alberi brutalmente decapitati, strappate, rimossi a più riprese. Il municipio stava a guardare. La mancata concessione dell’O.S.P. permetterà una denuncia per danno erariale a causa del mancato introito di sei parcheggi a strisce blu. Probabilmente, a mio avviso, è quest’ultima faccenda a causare lo sgombero vista l’eredità dell’austerity degli anni ’10 del 2000, la responsabilità amministrativa dei dirigenti e tecnici, la Corte dei Conti come faro della politica, etc.

L’opportunità arriva con la pandemia. L’azione rancorosa del tutto-fare non si ferma anche durante il lockdown; anzi sale di intensità ché le strade sono vuote e le piazze silenziose. Dalle istituzioni pacche sulle spalle e complimenti per le iniziative di solidarietà nei difficili mesi pandemici e vaghe/vane/varie promesse. Arriva lo sgombero, segue la irrimediabilmente tardiva proposta di acquisto dell’immobile da parte del comune, quindi il prevedibile rifiuto della proprietà al milione di euro puntando al rialzo del mercato con l’immobile ormai sigillato. Sarà quel che è successo? Presidiato per qualche tempo da guardie private, il deserto arriva in piazza dei Sanniti nonostante una strenua appassionata presenza e solidarietà in piazza che, tra coprifuoco e restrizioni, continua a gridare * giù le mani dal cinema Palazzo *. L’abbandono di quello spazio politico è antecedente, attuato per lunghi 9 anni da parte dell’amministrazione. Si poteva fare una offerta di acquisto prima? Si certo! Può il privato perdere il possesso del bene? Si, certo! Per i terreni agricoli incolti è previsto. Ci vuole politica però. Quella che è mancata da chi ha la responsabilità di gestire l’enorme città di Roma, perché in fondo fa paura a tutti uno spazio politico informale, moltitudinario, conflittuale e consapevole del proprio grande valore sociale.

Questo era il Nuovo cinema Palazzo, alias il luogo del possibile.
Infine, l’abbandono dell’immobile, bramato dal proprietario forzando lo sgombero in piena pandemia. Può mai uno spazio, un quartiere, una casa mantenere la sua peculiarità se chi lo abita è espulso, allontanato, sgomberato? I fenomeni di gentrificazione che hanno stravolto forma e sostanza di qualunque quartiere e città del mondo danno la risposta in modo palese. Che al Cinema Palazzo non ci possa essere né un supermercato né un casinò è una battaglia vinta da quella preziosa esperienza. Che gli scenari post-sgombero fossero locale vuoto o localeculturale (termine unico, senza spazio) era evidente per il successo delle pratiche condotte da quella preziosa esperienza. Così viviamo l’assurdo paradosso di una proprietà che fa carte false per denunciaremalmenaresgomberare, rifiuta un’offerta più che congrua e in seguito affitta – con opzione per l’acquisto tra due anni, dicono – a chi vorrebbe fare la stessa cosa. Spettacolo! Che oggi una nuova insegna sulla porta del cinema voglia fare il back-up del posto e aggiungerlo al file siamoPalazzo.pdf è saccheggio dopo la devastazione.
Chissà qual è il reale progetto imprenditoriale. Non se ne trova traccia. Solo frasi accattivanti, foto pesantemente ritoccate, tentativi di sussunzione del passato. Chissà quanto efficiente sono stati municipio e comune a dar loro permessi e autorizzazioni per il progetto. E chissà di che tipo. Dopodiché, finalmente è tutto legale, aprite il locale.
Senza ne eredità ne confronti con il recente passato proprio perché i piani di esistenza scivolano paralleli divergendo all’infinito.
Il Nuovo cinema Palazzo è tutta un’altra Storia. Ed è legittimo ribadirla.